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Architettura e cambiamento climatico: il caldo come condizione di progetto

  • Writer: Edoardo Cicala
    Edoardo Cicala
  • 1 day ago
  • 4 min read

Le città non rispondono tutte allo stesso modo


Fa sempre più caldo.

Ma non tutte le città rispondono allo stesso modo.


Il cambiamento climatico non è più un tema distante, né una previsione da collocare nel futuro. È una condizione concreta che modifica il modo in cui viviamo gli spazi, attraversiamo le città, utilizziamo gli edifici e percepiamo il comfort quotidiano.

Secondo i dati Copernicus, il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato.

Nello stesso anno, il 91% del globo ha registrato temperature superiori alla media 1991–2020, mentre metà delle terre emerse ha vissuto più giorni del normale con condizioni di forte stress termico, pari a una temperatura percepita di almeno 32 °C.



Abbiamo un problema

Questi dati non raccontano soltanto un aumento delle temperature. Raccontano una trasformazione profonda delle condizioni in cui il progetto è chiamato a operare.















Il calore urbano è anche una questione di progetto


Il calore urbano non dipende solo dal clima. Viene spesso amplificato dalla forma stessa della città: superfici impermeabili, asfalto, materiali scuri, coperture esposte, assenza di ombra e scarsa presenza vegetale contribuiscono ad accumulare e rilasciare calore, rendendo gli spazi urbani più vulnerabili durante le ondate di calore.

In questo scenario, il progetto non può limitarsi a rispondere a esigenze funzionali o compositive. Una buona architettura, oggi, deve saper leggere le condizioni climatiche in cui si inserisce e trasformarle in scelte concrete: ombra, suolo, acqua, vegetazione, materiali, orientamento.


Architettura e cambiamento climatico: progettare significa quindi costruire condizioni di abitabilità. Non solo dare forma agli spazi, ma renderli più adatti al clima che cambia, più confortevoli nell’uso quotidiano e più capaci di ridurre la vulnerabilità urbana.


Ombra, materiali e superfici incidono davvero


Non sono scelte marginali. Una facciata ombreggiata, una schermatura correttamente orientata o un materiale con maggiore capacità riflettente possono modificare in modo significativo il comportamento termico di un edificio.


Mappa delle anomalie di temperatura in Europa

In alcuni casi, le schermature esterne possono ridurre il guadagno solare estivo fino al 65–77%, mentre coperture chiare, riflettenti o vegetate possono abbassare sensibilmente le temperature superficiali rispetto ai materiali convenzionali.



Questo significa che il progetto può intervenire prima ancora degli impianti: limitando l’irraggiamento diretto, riducendo l’accumulo di calore, migliorando il comfort interno ed esterno e contribuendo a contenere la domanda energetica per il raffrescamento.




Architettura e cambiamento climatico: il clima come condizione del processo progettuale


Per questo, nei progetti sviluppati da Cicala Associati, il tema climatico non viene trattato come un elemento accessorio, ma come una delle condizioni principali del processo progettuale.


Ogni intervento diventa l’occasione per interrogarsi su come lo spazio possa assorbire meno calore, generare più ombra, favorire il drenaggio, migliorare il comfort e restituire qualità ambientale ai luoghi.


In FIP un intervento di rigenerazione del waterfront, oltre il 60% delle superfici viene ripensato come sistema di spazi permeabili, ombreggiati e accessibili. Il margine tra città e acqua non è più soltanto un bordo urbano, ma diventa una nuova infrastruttura pubblica: un luogo capace di connettere paesaggio, mobilità lenta, spazio aperto e comfort climatico.


In SMS un edificio pubblico, l’obiettivo è ridurre fino al 30% l’esposizione solare diretta sugli spazi più sensibili, attraverso schermature, aggetti e dispositivi passivi integrati nell’architettura. L’edificio non si limita a contenere funzioni: diventa un dispositivo capace di generare ombra, protezione e benessere.


Progetti urbani e architettonici con verde, ombra, suolo permeabile e spazi aperti abitabili, esempi di strategie per ridurre il calore urbano e migliorare il comfort climatico.

In PLG un parco urbano, 4.500 m² di nuovo suolo permeabile permettono di gestire circa 67.500 litri d’acqua per ogni evento di pioggia da 15 mm. Il suolo torna così a essere parte attiva del progetto: assorbe, drena, raffresca e contribuisce alla qualità dello spazio pubblico.

In CCP un intervento a prevalente carattere edilizio, 97 m² di verde pensile riducono l’assorbimento termico delle superfici costruite e migliorano il comfort degli spazi abitativi. Anche coperture e terrazze possono diventare dispositivi bioclimatici, capaci di lavorare sul rapporto tra edificio, esposizione solare e qualità dell’abitare.


In un contesto urbano caratterizzato da spazi aperti ad alta esposizione, la creazione di specifiche isole di comfort climatico contribuisce a mitigare l’effetto isola di calore urbana e a rendere gli spazi esterni più vivibili. Ombra, vegetazione e materiali non sono elementi secondari, ma strumenti attraverso cui il progetto può incidere direttamente sull’esperienza quotidiana dei luoghi.


Una città più fresca si progetta


Questi interventi mostrano come il progetto possa contribuire, anche attraverso scelte puntuali, a ridurre la vulnerabilità degli spazi urbani. Non si tratta di soluzioni astratte, ma di decisioni misurabili: metri quadrati di suolo permeabile, superfici vegetate, ombreggiamento, riduzione dell’irraggiamento, capacità di gestione dell’acqua.


Il progetto non può fermare da solo il cambiamento climatico. Ma può contribuire a renderne gli effetti meno estremi nella vita quotidiana.


Ogni superficie, ogni materiale, ogni spazio d’ombra può rendere la città più fragile o più abitabile. In questo senso, l’architettura non è soltanto forma: è una responsabilità ambientale, urbana e sociale.


Una città più fresca non nasce per caso. Si progetta!





Fonti

  • Copernicus Climate Change Service, Global Climate Highlights 2025, dati ERA5 / ERA5-HEAT, periodo di riferimento 1991–2020.

  • Copernicus Climate Change Service / ECMWF, Anomalies in surface air temperature in 2024, dati ERA5, periodo di riferimento 1991–2020.

  • U.S. Department of Energy, Energy Efficient Window Coverings.

  • U.S. Department of Energy, Cool Roofs.

  • U.S. Environmental Protection Agency, Using Green Roofs to Reduce Heat Islands.

  • U.S. Environmental Protection Agency, Reduce Heat Islands / Green Infrastructure.

 
 
 

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